Che tipo di yoga pratichi?
Ormai è consuetudine chiedere download
ai praticanti quale forma di yoga stiano praticando. 
I testi tradizionali, quali 
lo Yoga Sutra di Patanjali, la Bagavadgītā e l'Haṭhapradīpikā
ne contengono alcuni tipi. 

Lo yoga nel Patanjali yoga sutra

Nello Yoga Sūtra sono descritti il Kriyā-yoga e l’Aṣṭāṅga-yoga.


Kriyā-yoga, riguarda attività, azioni o comportamenti che permettono il distacco dai fattori che irritano e disturbano la coscienza.
Il Kriyā-yoga è: pratica intensa, studio di sé, abbandono a Isvara. (PYS II, 1)


Aṣṭāṅga-yoga è la via dove sono scandite e spiegate le otto tappe utili per raggiungere la liberazione.
Lo yoga è composto da otto tappe: yama, niyama, āsana, prāṇāyāma, pratyāhāra dhāraṇā, dhyāna, samādhi. (PYS II, 29)


Lo yoga nella Bagavadgītā 

Le principali forme di yoga presenti nella Bhagavadgītā sono lo Jñāna-yoga, il Karma-yoga e il Bhakti-yoga. Queste tre diverse forme, se seguite con un certo criterio, formano un percorso evolutivo che porta il praticante a gradi e livelli sempre più alti di consapevolezza.


Jñāna-yoga è il metodo che consente la realizzazione spirituale attraverso l’uso dell’intelletto (la conoscenza dei fattori che conducono alla liberazione). Legato a buddhi.
Quando la tua intelligenza avrà superato l’illusione sarai in una tranquillità indisturbata, avrai raggiunto il culmine della realizzazione del sé. (Bg II, 53)


Karma-yoga è la realizzazione della propria natura spirituale attraverso l’azione disinteressata. Legato all’ego, ahaṃkāra: l’azione, infatti, richiede la volontà.
Colui che compie un’azione senza preoccuparsi dei suoi frutti, è considerato un samnyasin, che non abbia il fuoco e sia inattivo. (Bg VI, 1)


Bhakti-yoga è la via della devozione (la capacità di abbandonarsi a un ente superiore). Legato alla mente e alle emozioni, manas: l’aspetto devozionale è presente soltanto se le emozioni sono lasciate fluire.
Fra tutti gli yogin, colui che, armonizzato, pensa a me, mi venera con amore e fede, dedito a me, costui è colui che possiede lo yoga. (Bg VI, 47)


Lo yoga nell'Haṭhapradīpikā

Nell’Haṭhapradīpikā sono esposti l’Haṭha-yoga, il Kuṇḍalinī-yoga, il Rājayoga, il Laya-yoga, il Nāda-yoga.


Haṭha-yoga è lo yoga della riconciliazione delle polarità (ha-sole e ṭha-luna), oppure può essere inteso come “yoga della forza” (per via della difficoltà delle pratiche proposte).
Gli āsana, i vari khumbaka, le mudrā e l’ascolto del suono interiore (nādānusandhāna), sono la corretta successione delle pratiche di Haṭha-yoga. (Hp I, 56)


 

Kuṇḍalinī-yoga è l’unione con la forza originaria e creatrice (kuṇḍalinī) che si ottiene innanzitutto bilanciando i due canali laterali (iḍā e piṅgala), per permettere al prāṇa di scorrere nel canale centrale (suṣumṇā).
Come si apre una porta utilizzando una chiave così la liberazione si ottiene per mezzo della kuṇḍalinī che s’impara ad attivare grazie alle pratiche dell’Haṭha-yoga. (Hp III, 101)


Rāja-yoga è lo yoga più alto, si ottiene solo attraverso il raggiungimento di uno stato meditativo d’imperturbabilità (samādhi).
Si può conoscere il Rāja-yoga, costituito da conoscenza, liberazione, stabilità e perfezione solo attraverso l’insegnamento di un maestro. (Hp IV, 8)


Laya-yoga è il mezzo per il dissolvimento delle forme-pensiero create dalla coscienza quando si trova in uno stato identificato.
Quando tutte le attività mentali sono sospese e non rimane di loro alcuna traccia, allora sorge un indescrivibile riassorbimento, laya, che non può essere descritto a parole. (Hp IV, 32)


Nāda-yoga si pratica dedicandosi all’ascolto dei suoni interiori. A differenza del mantra, che dev’essere recitato, il suono è percepito chiudendo gli occhi, le orecchie, le narici e la bocca.

I grandi yogi sperimentano il samādhi, l’unione con il sé universale, attraverso la meditazione sui suoni interiori, provano gioia indescrivibile nel cuore, conosciuta pienamente solo da Śrī Gurunatha. (Hp IV, 81)

Fra i molti metodi di assorbimento (laya), insegnati da Śrī Adhinatano, certamente uno 
dei migliori è nādānusandhāna, il suono interiore. (Hp IV, 66)


Tratto da: Lo yoga e le sue origini

 

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